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Le gare? Vince di più chi si fa pagare per partecipare

12.12.2011

Le agenzie che insistono nel chiedere di essere pagate per le gare alle quali sono invitate sono il 30% del totale e hanno una media di successi del 57% mentre quelle che non lo fanno hanno un tasso di successo inferiore al 10%.

 

E’ questo uno dei risultati sorprendenti della ricerca condotta da Vale International Ltd., una delle più importanti società di consulenza nel mercato della comunicazione (i suoi clienti sono sia agenzie che utenti). Lo studio, che ha interrogato 320 uffici in 6 continenti sul comportamento delle agenzie indipendenti e degli utenti in tema di gare, è il più completo e recente disponibile, anche se il field è stato condotto circa un anno fa.

 

Dalla ricerca, commentata da Jorg Borgwardt managing partner di Vale, emerge che in tempo di crisi le agenzie hanno partecipato in media a 13 gare, due in più dell’anno precedente, con il 40% che ha partecipato a 15 gare. I budget messi a gara nell’anno di indagine sono stati il 29% più bassi e molte agenzie hanno registrato una forte crescita di richieste per singoli progetti. Un grande numero di progetti vinti non sono stati poi realizzati mentre, e questo è un nuovo trend  emerso, molti pitch sono stati lanciati per trovare fornitori a costi più bassi piuttosto che nuovi concetti creativi o strategici.

 

La decisione sui fee delle agenzie viene presa dagli uffici acquisti nel 77% dei casi. Borgwardt osserva che l’esigenza di maggiore efficienza è chiara e doverosa ma l’ufficio acquisti non può avere un ruolo così determinante quando nel 74% dei casi  non ha partecipato alla preparazione dei parametri della gara: “Come possono valutare i costi quando non hanno contribuito al brief?  Questo è il vero difetto di un processo che mette sullo stesso piano idee e creatività con un kilo di chiodi o un sacco di fagioli.” Ma aggiunge anche rivolgendosi alle agenzie: “Il responsabile degli acquisti ha un ruolo fondamentale nel business di qualsiasi cliente: non biasimateli perché vi rendono la vita difficile, ma aiutateli a capire cosa fate per vivere e come questo possa contribuire al valore della loro azienda.”

 

Per chi vuole approfondire: qui il link all’articolo originale

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E tu come pensi si comportino le aziende in Italia?

Meglio o peggio della media Europea?

La crisi morde anche nel nostro settore e la concorrenza si fa dura.

Questo cambia i comportamenti delle aziende nelle gare?

Dialogue e PAN ti chiedono 8 risposte flash per far pesare la  tua opinione.

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E tu come pensi si comportino le aziende in Italia?

7.12.2011

Meglio o peggio della media Europea? La crisi morde anche nel nostro settore e la concorrenza si fa dura. Questo cambia i comportamenti delle aziende nelle gare?

Dialogue e PAN ti chiedono 8 risposte flash per far pesare la tua opinione.

 

[SURVEYS 1]


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IL WEB È CLASSISTA!

5.10.2011

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E se invece di essere i “nativi o immigrants” della rete fossimo solo peones?

Il punto di vista del giornalista del The Guardian, Adrian Short, è decisamente fuori dal coro: attento, se sei un individuo che utilizza il WEB senza possedere un tuo spazio a pagamento, forse sei solo “un prodotto” usato da organizzazioni più grande di te. A cominciare da Facebook.
Adrian Short mette il dito nella piaga senza mezze parole: secondo lui, il WEB non è quel luogo di libertà che tutti descrivono, ma un universo con classi e sottoclassi, in cui ,manco a dirlo, gli ultimi sono lì solo per essere sfruttati.
Lungi dall’essere un argomento banalmente “schierato a sinistra”, il dato di fatto è che Facebook e Google sono oggi le più potenti multinazionali del business e noi (o si potrebbe dire il nostro avatar) siamo il loro prodotto, la loro merce di scambio.
Non escludo che la cosa ci possa andare bene lo stesso, ma è essenziale esserne consapevoli.
Il punto di vista di Adrian, vedrete, non è del tutto nuovo, ma è espresso con argomentazioni interessanti e non usuali. Apriamo il dibattito?
http://apps.facebook.com/theguardian/technology/2011/sep/27/facebook-open-graph-web-underclass


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È un marchio del c…o? In Germania si può registrare

5.10.2011

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Ancora una volta la spunta il marketing del cattivo gusto (continua…)


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Dior: il viral è d’oro e non è fatto dagli utenti.

5.10.2011

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Le star strategy ai tempi dei social network

Dior, in questi giorni, ha lanciato una campagna viral che attira i fans senza risparmio di mezzi, investimenti volti noti (continua…)


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Terapia di coppia per Cliente e Agenzia

5.10.2011

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Dall’Inghilterra la cura per mettere fine ai problemi di incomunicabilità

La spinta a cambiare agenzie e a fare sempre più gare, deriva anche dalla mancanza di “cultural fit” con il cliente. Un modello, che si rivela spesso al di sotto delle aspettative del committente, in cerca di risultati concreti e valore aggiunto, e oneroso per l’agenzia, per la quale diventa sempre più strategico capire le vere attese, e superare le aspettative.
Oltremanica lo studio dell’assessment dei rischi nelle relazioni è oggetto di ampi studi. La Relationship Audits & Management (RAM), azienda di consulenza Londinese, solo lo scorso anno ha condotto 7.000 audit e verificato che il 65% delle defezioni dei clienti sono basate su alcune specifiche e individuali defaillance nella relazione.


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Mona, il museo diffuso

10.05.2011

MONA, IL MUSEO DIFFUSO

In Australia l’arte avvolge tutto ciò che trova sul suo cammino: cibo e birra compresi.

In tutto il mondo i musei sono sempre più attrezzati con luoghi e attività complementari che arricchiscono l’offerta culturale: bookshop, café, ristoranti. In Australia hanno rovesciato il modello con sorprendenti risultati.
Si chiama MONA ed è l’acronimo del nuovissimo Museum of Old and New Art, aperto da pochi mesi a Hobart, la capitale della Tasmania. L’idea del fondatore David Walsh era cambiare la percezione Australiana dell’arte portandola su un terreno di attrattività più accessibile e vivibile.
Al MONA, splendidamente affacciato sul fiume, ci si arriva attraverso un percorso dove si incontra prima il bar, il ristorante, la birreria e i cottages che sono parti integranti del complesso museale. L’originalità consiste nell’aver trasformato questi luoghi in momenti di godimento artistico prima ancora di arrivare al museo vero e proprio. Oltre all’innovativo design architettonico, infatti, i cottages sono tutti arredati con capolavori appesi alle pareti e altre opere d’arte, altrettanto il ristorante e la birreria, le stesse etichette di birra e vini, come qualsiasi altro packaging è stato disegnato da artisti famosi. Alla fine tutto diventa l’occasione di vedere e vivere da vicino l’arte restituita a una fruizione personale e diretta, a quanto pare molto apprezzata. Anche qui, come per qualsiasi prodotto, quello che funziona è sempre più l’esperienza diretta, originale e coerente al marchio.

Australia, MICHELA CIMNAGHI Digital Strategy Director at HAGAKURE

Guarda il sito del MONA
http://mona.net.au/

I vini e le birre del MONA
http://moorilla.com.au/moobrew/

MONA THE MUSEUM OF WIDESPREAD
In Australia, the art of wrapping everything in its path: food and beer included.

This can seem a strange addition but the result is one of the most amazing experience you can live within the Southern Hemisphere = MONA.
MONA is the brand new Museum of Old and New Art opened in January 2011 in Hobart, Tasmanian Capital. The mission of its founder – David Walsh – is to change Australians’ perception of Art but when you arrive there you understand that there is really more. You can reach the place from the road and find at first the bar, than the restaurant, the brewery, cottages and on the river the Museum; at the same time you can arrive from the river with a ferry and start your journey from the Museum. What’s really innovative in this project is the way Art permeates any detail. Don’t think about the easy concept of good food and wine and beer as a form of art; it’s not just this idea.
The architecture of the buildings is amazingly simple and modern with a luxurious area given by glasses, steel, wood and the entire scenario. The brewery is the only glass circular brewery on earth. And it’s not enough; beer labels, wine labels and packaging are designed by famous artists. You cannot avoid spotting them inside a shop and you love it or hate it you will anyway remind them. Plus in any cottage you will find a unique masterpiece hanged on the wall.
What Moorilla Estate gives you is a perfect journey inside Art for what Art means to you. Five Lessons to be learned are: 1) create an experience out of your products and ideas, 2) be coherent with your brand concept even when stretch ability is very wide, 3) look for perfection in any detail, 4) don’t let geography stop you, 5) be passionate for your goal.

Australia, MICHELA CIMNAGHI Digital Strategy Director at HAGAKURE

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Franciaising

10.05.2011

fortunatefrance

Un sito e un marchio alla ricerca dell’orgoglio perduto.

Siamo cugini e, per quanto diversi, il sangue è lo stesso, anche quando prende la consistenza dell’autosuggestione.
Se in Italia, infatti, la ricerca dell’ottimismo passa per vie ufficiali, con lo spot “Magic Italy”, in Francia ci prova un’agenzia pubblicitaria che, in partnership con un istituto di ricerca, analizza ogni mese il morale dei francesi e prova a risollevarlo attraverso un sito WEB.
Di questi tempi l’autocommiserazione sembra infatti avere la meglio sui francesi un tempo convinti di vivere al centro di un’Europa che beneficiava quotidianamente della sua influenza.
L’obiettivo di www.lafranceestunechance.com è risvegliare l’orgoglio di quel 79% dei francesi che pensa che la Francia stia perdendo in modo irreversibile il suo posto tra le nazioni che contano.
Indubbiamente però la Francia è ancora un paese in cui è bello vivere, molti francesi pensano che lo sia più di ogni altro posto al mondo e per questo credono che un marchio “France” possa essere vettore di positività. Ecco allora il perché di questo sito, dove gli utenti possono rilanciare il loro patriottismo postando e condividendo esperienze di vita vissuta in diversi ambiti.
Il sito, inoltre, offre a tutti la possibilità di scaricare il marchio per diffonderlo in modo da contribuire alla causa, magari unito alla pubblicità e all’immagine dei loro stessi prodotti.

Hélène Saint Loubert Bié, Directrice Générale Grenade

Se vuoi approfondire
http://lafranceestunechance.com/

FRANCIAISING

Fortunate France… would you believe it?

France is lacking in enthusiasm. Worst of all, this lack of enthusiasm is recurrent. A Parisian communication agency paired with a market research institute who analyse French morale each month, have once again drawn this bitter conclusion. In 2011, 79% of our fellow citizens think that France and its economy are irreversibly losing their place amongst the leading countries that count… This self-depreciation has become very French. We are far from the time when we had the impression that we lived in the centre of Europe which “benefitted every day from our influence”. Maybe the cockerel, our national emblem, has kept his arrogance but it seems he now also has some tar in his feathers…
However is this because France is still a country where life is good? (in any case better than practically everywhere else…) there are many of us who think that a “France” label could be a real vector for positivity… And to carry this brand who better than our SMBs, without a doubt our best asset, given their representation of our dynamic energy, our persistence and even our brilliance!

Today the communication agency who started this reflection launches the website lafranceestunechance.com (Fortunate France); a website offering everyone the chance to show their concern for the future of France and their “Reasons to believe”: a sort of reverse catharsis which aims to reverse the trend, rouse people’s dwindling patriotism, basically give us a real boost! The agency hopes that brands can continue this initiative by using the logo created for the occasion, a label of self-proclaimed confidence to be claimed by all those that wish to do so! It remains however, that in the land of the chronic complainers that we are, even if companies are less prone to moods than actual people, this initiative comes as a surprise… as it assumes that we can win over all the pessimists by simply using the Coué method*. Hélène Saint Loubert – Grenade/France

* Emile Coué 1857-1926 French pharmacist, inventor of a famous autosuggestion method.

Hélène Saint Loubert Bié, Directrice Générale Grenade

France


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Finlandia, worldwide problem solver

10.05.2011

Finland

Le conseguenze dell’orgoglio ritrovato.

Nominata nel 2010 ”Best Country in the world” da Newsweek, la Finlandia è una delle nazioni più felici del mondo, come risulta negli studi della OECD (Organizzazione mondiale per lo Sviluppo Economico).
Nonostante questo, nella ricerca internazionale sulla percezione da parte delle altre nazioni, la Finlandia si piazza solo al 18° posto su 50. (continua…)


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Vendesi campagna pubblicitaria. Chi offre di più?

10.05.2011

Sweden

In Svezia il marketing scopre le aste online.

Tradera, il sito svedese leader nelle tradizionali aste online da qualche tempo si è trasformato in un nuovo strumento di marketing per supportare campagne pubblicitarie tanto da diventare un originale canale media.

Un’agenzia ad esempio ha messo all’asta le prestazioni del proprio gruppo creativo per realizzare una campagna pubblicitaria, del costo di 10.000 €, con un’offerta di partenza di 0 €. Brinkenberg, Project Manager dell’agenzia che ha organizzato l’asta, precisa che “ … lo scopo principale era quello di valutare quanta attenzione poteva ottenere un’azienda usando Internet con il minimo investimento possibile”. (continua…)