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L’Italia, in qualche modo.

Data: 24.09.08  |  Autore:   |  add to facebook Facebook  |  add to twitter Twitter  |  add to del.icio.us Del.icio.us  |  aggiungi un commento No comment!
 

Fino a poco fa era il tempo dell’orrendo “un attimino” che aveva preso il posto del più rilassato “e quant’altro”, prima ancora e per molto tempo eravamo stati il paese di “nella misura in cui”, “nell’arco di”, “la cifra (stilistica, culturale, artistica, …)”.

Il vizio dell’intercalare, dell’inserire cioè in modo ripetitivo e senza necessità una parola o una frase nel proprio discorso, è una debolezza nella quale capita a tutti di incorrere. Alcuni di questi diventano però dei veri e propri tic collettivi che si trasmettono da individuo a individuo con tutte le caratteristiche del contagio. Come questo infatti hanno il potere di dilagare con estrema rapidità e fare vittime inconsapevoli, anche illustri, per poi scomparire dopo un periodo più o meno lungo che comunque rimane legato a un’epoca e un modo di ragionare.

A questo genere appartiene ora il dilagante “in qualche modo” che sta conquistando sempre più inconsapevoli utilizzatori. “In qualche modo” si infila nei discorsi delle persone di ogni cultura e ambiente sociale, riempie spazi, apre e chiude periodi, rimbalza in modo compulsivo da un interlocutore all’altro. Senza che nessuno se ne stupisca dilaga nella lingua parlata e in quella scritta. Chiunque deve fare un intervento o un discorsetto, anche di poche frasi, state certi che riuscirà a infilare sempre una serie di inutili e affrettati “in qualche modo”. Ve ne siete accorti?

Ma perché questa espressione piuttosto che un’altra riscuote così tanto successo?

“In qualche modo” esprime una condizione di incertezza, informa che di una data cosa della quale stiamo parlando non conosciamo bene le premesse o il suo sviluppo, non sappiamo con precisione quale sia stato o sarà il suo esito finale.

Insomma, ne parliamo ma al tempo stesso pigliamo le distanze da qualsiasi affermazione certa. E’ un po’ un arrangiarsi, un parlare per sentito dire, un promettere senza prendere impegno, che, nella reiterazione ossessiva dell’espressione esorcizza il timore di trovarsi di fronte a una richiesta specifica, di essere costretti a dire o fare quello che non si sa o non si vuole.

A me pare che ce ne sia abbastanza per ragionare sullo stato d’animo degli abitanti di questo paese.

Giorgio Bonifazi

5 Commenti a “L’Italia, in qualche modo.”

  1. 26 settembre 2008 alle 14:53 by Fabrizio

    E che dire di: allora, praticamente, in pratica, credimi, diciamo, cioè, coso, cosa, comunque, nella misura in cui, come dire.
    Per arrivare al tremendo “mi consenta”.

    Chi ne conosce altri?

  2. 3 ottobre 2008 alle 11:48 by PAN

    il peggiore è sempre: “un attimino”

  3. 6 ottobre 2008 alle 19:27 by Aldo Norcia

    Un po’ di dritte dalla rete… Prima di tutto l’articolo di Adriano Sofri su Panorama:

    http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001029804.art

    … di cui Giorgio ha ripreso il concetto (consapevolmente o coincidenza?).

    Impossibile poi non cedere alla tentazione di cercare “in qualche modo” su google:

    http://www.google.it/search?hl=it&q=%22in+qualche+modo%22

    Infine un suggerimento da internauta per scoprire quanto il ferale intercalare sia ormai radicato non solo nel nostro parlare quotidiano ma anche nella parola scritta e, in questo caso, nella rete: avete presente i blog?

    Quasi tutti hanno la funzione di ricerca, solitamente in alto a destra. Andate nei blog che leggete di solito, magari di amici o colleghi di lavoro piuttosto che di blogger famosi, e digitate nella casellina di ricerca “in qualche modo” (è bene provare a digitare sia senza che con le virgolette “”). I risultati saranno sorprendenti!

    Potete localizzare il punto esatto in cui la frase compare utilizzando la funzione “trova nella pagina” del vostro browser (ctrl+f per windows, mela+f per mac).

    Sorprende com’è, in qualche modo, subdolo: si inserisce così fluidamente nel discorso, non ha quel carattere di infiocchettatura retorica tipico delle altre note frasi fatte, lo dici e neanche te ne accorgi.

    Ho pensato per ore, dopo aver letto il post, alle volte in cui potrei averlo detto, magari compulsivamente, due, tre volte di seguito, agitandomi, gesticolando, discutendo animatamente. Fortunatamente non ho lasciato tracce scritte.

  4. 9 ottobre 2008 alle 09:34 by Giorgio Bonifazi

    Beh, meno male che anche altri sono consapevoli del contagio, cominciavo a pensare che fosse una mia paranoia. Specialmente l’altra sera quando ho trovato per ben tre volte “in qualche modo” in una stessa pagina di “Uomini che odiano le donne” di Larsson Stieg. Il contagio è mondiale? O era una libertà del traduttore italiano?

    No, non avevo letto l’articolo di Adriano Sofri. Riconosco che la coincidenza di pensiero è sorprendente. Quello che mi ha colpito è che, a quanto vedo, è stato scritto più di tre anni fa. E spingendomi nella suggerita ricerca su Google ho scoperto anche un altro articolo molto simile, questa volta di Pietro Citati, scritto qualche mese prima di quello di Sofri.

    Dunque è da così tanto che questo intercalare flagella la nostra lingua? Se è così non posso non avere il ragionevole sospetto di essere stato anche io un inconsapevole portatore sano, chissà per quanto tempo. Orrore.

  5. 14 ottobre 2008 alle 11:34 by Carla Odoni

    La bagarre, la querelle, la kermesse, l’esodo estivo, il giallo dell’estate, il piromane, il farmaco killer, la montagna assassina, la guerra chirurgica, le bombe intelligenti e poi politici che aprono un tavolo, calciatori che addomesticano un pallone, l’altolà di Prodi, l’altolà di Veltroni.

    Sono i media ad innescare queste sconvolgenti reazioni a catena, in particolare con il linguaggio giornalistico. Dunque è anche un po’ il nostro lavoro. Chi lavora nella comunicazione ha l’opportunità di attingere a questa fonte di follie verbali e di restituirne al pubblico l’ironia, lo svelamento delle nostre nevrosi collettive, linguistiche ma non solo.

    “In qualche modo” esprime una sua popolana fiducia nel futuro senza affaticarsi troppo. Un concetto che può usarsi in controtendenza a certe spocchiose definizioni della pubblicita aziendale (“leader mondiale del mercato ecc. ecc.”). Ho sempre pensato che un giorno sarebbe bello progettare l’immagine di un azienda e sotto il logo avere come payoff uno strafottente “In qualche modo, ce la caviamo!”.